Le parole per dirlo

In punta di penna

La soglia di fuoco

La soglia di fuoco

Non sempre le cose sono come sembrano e, a cercarne l'essenza, saltano fuori mondi inimmaginabili che la coscienza avvertita non può ignorare o rimuovere: deve correre il rischio della conoscenza. Sino in fondo.
Il rischio è la goccia in più o in meno del principio attivo in sperimentazione sulle cavie umane; il rischio è la situazione imprevista che fa stare nel posto sbagliato al momento giusto oppure la frazione di secondo, aggiunta o sottratta, che fa stare nel posto giusto al momento sbagliato.
Una parola, uno sguardo, un'intuizione, un sentimento, un bisogno, sono loro che imprimono la direzione e informano di senso le esistenze, gli affetti, i momenti storici e le vicende, personali e sociali, secondo intrecci temporali e circostanze a concatenamenti variabili.

La storia narrata si snoda tra il Centro londinese dove si effettuano i trials delle nuove molecole per individuare la soglia MTD (Maximum Tolerate Dose) e la clinica a Chennai dove si effettuano interventi chirurgici sofisticati.
È un vero e proprio colosso economico che, a Londra, dà lavoro ai nuovi immigrati dell'est d'Europa e, nel sud dell'India, intercetta i bisogni e le attese di poveri e di ricchi.

Gli assistenti impiegati al Centro delle sperimentazioni, insieme con una cavia alle prese con la reazione avversa alla molecola, si troveranno, loro malgrado, a interrogarsi su quanto vale la vita, a domandarsi per cosa vale la pena rischiare di vivere o rischiare di morire.
Nella cornice di una Londra estiva, la vicenda ha un epilogo a sorpresa, suggerendo come la soglia e il limite siano frutto di intrecci prevedibili e imprevedibili, ponderabili e imponderabili, ma sempre e solo umanamente dati.

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