Le parole per dirlo

In punta di penna

La Signora del Faro e altri racconti

La Signora del Faro e altri racconti

Una raccolta di racconti brevi prevalentemente sull’ego femminile: così si potrebbe definire La signora del Faro, seconda fatica letteraria della scrittrice Marianna Burlando.

Si tratta di cinque storie ove tutta la psiche del gentil sesso è, a volte, direttamente, altre, di riflesso, analizzata, destrutturata, “vivisezionata”, colta e mostrata nella sua profonda essenza, nelle sue ancestrali turbe, nei rapporti convulsi con l’io maschile, nei problemi della quotidianità e negli intimi desideri, gli strozzati amplessi e i remoti sogni. Chi meglio di questa emergente penna, d’altronde, psicologa di professione e attenta conoscitrice dell’animo umano, poteva illuminare i lettori sul caleidoscopio (parola a lei molto cara) di colori, umori, inquietudini e ardenti passioni che caratterizza, da sempre, l’arcano, ma anche imperscrutabile e, al contempo, sempre fascinoso universo femminile? Facendo ricorso ad un’espressione coniata dal filologo H. R. Jauss ma investita di un nuovo e personale senso direi che gli ”orizzonti di attesa” del lettore, magari ingannato dall’apparente e iniziale linearità delle trame, sono stravolti, di colpo, come squarci nel cielo sgombro di nubi o come impetuose e improvvise onde in un mare calmo, da fatti inaspettati e spiazzanti nei quali e per mezzo di essi si compie l’intero processo di significazione delle narrazioni intessute dalla autrice. Ecco dunque il concludersi bruscamente dell’ebbrezza di un rapporto amoroso, seppur difficoltoso ma comunque vissuto nella pienezza della carne e dello spirito, per via di un’incombente malattia ne La nuova alba, o il manifestarsi del profondo legame tra la fortuita scoperta di alcune pietre preziose per mano di due fanciulli e la storia della loro insegnante nel racconto Scrigno mare, o lo sprigionarsi del senso della ricorrenza ossessiva, per tutto il testo, di un’immagine di una torre sconosciuta ma stranamente familiare in un indefinito lembo di terra in Peripli d’anime. Simbolismo, potenza evocativa della parola, ottenuta con una minuziosa e sapiente scelta dell’aggettivazione, significatività delle atmosfere e delle forme, rimandanti all'indecifrabile complessità della psicologia umana, costituiscono le colonne portanti e il vero patrimonio genetico di queste prose; pertanto, lo sguardo, lanciato all’invisibile confine tra cielo e mare dalla protagonista nel passo iniziale de La signora del faro, non rappresenta una semplice esperienza sensoriale e visiva ma, più realisticamente, un rimando ad una sensazione emotiva di interezza dello spirito ben attestata, tra l’altro, dalla frase “anche il maglione blu la faceva sentire parte di quel mondo”, un mondo ove i confini si confondono e si stemperano nell’infinito e anche la linea di demarcazione tra amicizia e amore, leitmotiv della storia narrata, sembra più labile e sfumata, così come inequivocabile appare la corrispondenza tra l’atto del ricamare della coprotagonista Maria e il “tessere” accordi e affari dei genitori per decidere sul futuro della figlia nell’ultimo racconto Sorelle gemelle, con la descrizione di un rapporto sbilanciato in cui la capacità della ragazza di dominare il filo e l’ago è, di fatto, nulla rispetto al potere della famiglia di disporre, senza alcuna remora, di lei e della sua sorte financo ad influenzarne i più intimi bisogni primordiali.

La signora del faro, si presenta come un viaggio interiore nei recessi dell’animo, un racconto trasfigurato che si fonde con una storia sentimentale ben congegnata; la vita della sconosciuta signora proprietaria del faro è ancora segnata da un amore passato e giunto al capolinea con il vecchio compagno e dalla nuova infatuazione per un capitano, un uomo del mare; gli uomini delineati nella storia, svestiti i panni di personaggi reali assurgono a simboli di due tipi ideali: l’uno, ricorda l’archetipo maschile, per la caparbietà e la resistenza alle asperità della vita, l’altro, allude all’eros, quel magma caotico e convulso, quella novità che travolge e sconvolge i sensi. Un mix di suggestione e romanticismo dall’epilogo non certo scontato.

La riscoperta di una passione che si credeva lontana e perduta è il tema centrale di Peripli d’anime, il riavvicinamento di due cuori opposti che lungi dallo stridere si attraggono inaspettatamente e indissolubilmente. Il cammino di una donna di mezza età, rifugiatasi nell’arte della pittura dopo un periodo di smarrimento esistenziale e di reclusione, è ripercorso, in parallelo, con la movimentata vita di un fotografo, logorato dai vizi e pentitosi di aver scelto la via più comoda della compagna a lui più simile; sarà l’istinto di lei a far ricongiungere i due amanti e a ridestare l’assopito sentimento. Il tutto è ben reso stilisticamente dalla focalizzazione della narrazione su un dipinto, raffigurante un’ignota rocca, i cui colori inizialmente più scuri e cupi sono sostituiti da intensi e accesi cromatismi.

La separazione forzata, la fine indesiderata di un amore è il motivo che aleggia nel racconto La nuova alba, dove il viaggio solitario della veterinaria Margherita in un paese lontano si rivela come la missione di un’intera esistenza per aiutare l’uomo amato, fiaccato dal morbo incurabile, ad affrontare i suoi ultimi giorni. Il bisogno spasmodico dell’ultimo abbraccio irrompe nella vacanza della protagonista nel suo rapporto intermittente e infrequente con il compagno ma i due, ben lungi dall’abbandonarsi nel dolore, come “gatti che nelle tenebre vedono e discriminano” riescono a scorgere “la vita nella morte” e a prepararsi al dolce addio scandito da quel profumo di rose che “marca” i momenti solenni di Margherita.

L’avventura, il sogno e il fascino della scoperta serpeggiano in Scrigno mare ove il ritrovamento casuale di pietre preziose da parte di due bambini mette in subbuglio l’isola in cui vivono con il coinvolgimento della rispettabile maestra e l’intera comunità in una corsa all’ambra e contribuendo a far riaffiorare il passato e il ricordo della nobile famiglia dei de' Sotis ormai estinta e la cui antica fortezza è stata inghiottita da un terremoto; quelle rare gemme infatti sono legate magicamente ad una collana appartenuta ad una dama dei de’ Sotis raffigurata su una tela conservata nel centro di documentazione della cittadina. Il tempo chiarirà l’identità di quella distinta signora mentre il mare, scrigno di tesori sepolti e inviolabili, custodirà per sempre la tanto sospirata e desiderata ambra.

L’affiatamento tra due sorelle gemelle identiche d’aspetto ma diverse per personalità è raccontato in Sorelle gemelle; ambientato in un Sud che ricorda il Salento, questo scritto apre un’attenta riflessione sul ruolo della donna nel nostro Meridione stretta tra il giogo della famiglia e la violenza domestica e coniugale; in un contesto che non lascia spazio alcuno ai sentimenti e all’autodeterminazione individuale la giovane Maria è data in sposa ad un uomo di cui non è innamorata. Il rapporto con la sorella, ben più determinata e scaltra, la libererà dalla morsa delle costrizioni familiari e amorose.

Accarezzato da parole ricercate come l’ambra e vaghe come gli scenari di Peripli d’anime il lettore è sospinto teneramente sino all’ultima pagina di questo libro, carico di pathos, deliri, immaginazione e vivacità espressiva.

Antonio Palma

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